SVIMEZ: al Sud lavoro povero e instabile, serve più formazione in Italia

Il nuovo rapporto SVIMEZ restituisce una fotografia dura e precisa del lavoro in Italia: il lavoro rende liberi, ma sempre più spesso non rende abbastanza per vivere dignitosamente. Chi è nato al Sud è esposto in modo doppio. Salari più bassi, contratti temporanei, maggiore instabilità, mobilità ridotta e una difficoltà strutturale ad accedere a percorsi formativi di qualità. È la condizione dei cosiddetti “working poor”, lavoratori che hanno un impiego ma restano poveri, perché il mercato del lavoro non garantisce né continuità né crescita.

Nel mondo della scuola la situazione è ancora più evidente. Una generazione di docenti, tecnici, assistenti amministrativi e collaboratori scolastici si trova intrappolata in contratti brevi, spezzati, vincolati dal meccanismo delle graduatorie e dalle supplenze annuali. Giovani che si spostano da una provincia all’altra per qualche mese, senza certezze, senza stabilità, senza prospettive chiare. La precarietà scolastica diventa precarietà esistenziale.

Il dato più preoccupante non è solo economico: è sociale. Perché la scuola, che dovrebbe essere ascensore sociale, finisce per essere specchio delle disuguaglianze del Paese. Chi nasce in regioni più fragili incontra più ostacoli: meno occasioni formative, meno percorsi di specializzazione, meno occasioni per consolidare un reddito. Un circolo vizioso che si trascina da anni e che oggi sfocia in una condizione in cui il lavoro c’è, ma non basta a costruire una vita.

In parallelo, l’Italia si scopre un Paese che ha fame di competenze. Le imprese cercano tecnici, operatori sanitari, personale qualificato, figure professionali che non trovano. Mentre migliaia di lavoratori italiani restano in bilico in settori poco pagati, molti migranti e rifugiati, spesso con esperienze pregresse solide, non riescono nemmeno ad accedere a un percorso regolare perché ostacolati dalla lingua, dai titoli non riconosciuti e da un orientamento insufficiente. Due fragilità che corrono su binari paralleli: l’Italia che lavora ma resta povera e l’Italia che avrebbe lavoro da offrire ma non riesce a formare e integrare chi arriva.

Il nodo, ancora una volta, è la formazione. Senza percorsi seri, certificati, continui, il lavoratore resta inchiodato dove si trova. E la scuola, che dovrebbe essere la prima trincea contro la povertà educativa, non può sostenere tutto da sola. Servono strumenti nuovi, corsi mirati, competenze aggiornate, orientamento professionale reale. È un lavoro che deve partire dal basso e arrivare fino alle aziende, in un meccanismo che premi competenze e non soltanto titoli.

Ed è proprio in questo spazio — tra necessità del mercato e fragilità delle persone — che la missione di SIA Servizi diventa centrale. Offrire corsi di lingua italiana, percorsi di secondo livello, formazione tecnica, orientamento lavorativo significa fornire a chi arriva, ma anche a chi riparte, gli strumenti per entrare davvero nel mercato del lavoro. Il progetto Road To Italy® completa il tragitto: crea ponti concreti tra persone formate e imprese che cercano figure affidabili, stabili, motivate.

La fotografia SVIMEZ mostra un Paese ferito dalla precarietà. Ma se c’è una via d’uscita, passa da qui: dare valore alla formazione, alla dignità del lavoro e alle competenze reali. Non basta avere un posto: serve avere un percorso. SIA Servizi e Road To Italy® costruiscono proprio questo, trasformando la distanza tra fragilità e futuro in un cammino possibile.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *