“Rete! Refugee Teams” e i campionati sociali: il calcio dei rifugiati che cambia l’Italia dal basso

Lontano dalle luci di San Siro e dagli ingaggi milionari, in Italia esiste un altro calcio: quello dei campi periferici, dei tornei interculturali, dei progetti sociali in cui i rifugiati diventano protagonisti non per emergenza ma per talento. La FIGC da anni porta avanti il programma “Rete! Refugee Teams, rivolto ai ragazzi accolti nei progetti SAI, nelle strutture di accoglienza e nelle comunità per minori stranieri non accompagnati. L’obiettivo è semplice e ambizioso: usare il pallone come strumento di integrazione, insegnare le regole del gioco e, insieme, le regole della convivenza.

In parallelo, esperienze come i tornei raccontati dall’UNHCR — dal “Balon Mundial – the World Cup of Migrant Communities” di Torino alle squadre formate esclusivamente da rifugiati e richiedenti asilo che partecipano ai campionati amatoriali — mostrano come il calcio possa diventare “una colla che tiene insieme l’Europa”, come recita una delle campagne più note dell’agenzia ONU.UNHCR In questi contesti, gli spogliatoi parlano arabo, francese, tigrino, ucraino e italiano tutto insieme. Chi è arrivato da pochi mesi impara a dire “palla, uomo, dietro” prima ancora di saper leggere un modulo di lavoro.

Questi progetti hanno un punto di forza e un limite: funzionano benissimo sul piano sociale, ma se non vengono collegati a percorsi di formazione e lavoro rischiano di restare “isole felici” chiuse nel perimetro del campo. È qui che la missione di SIA Servizi e Road To Italy® diventa complementare. Mentre FIGC e UNHCR creano squadre, tornei e opportunità di incontro, SIA Servizi offre ciò che spesso manca subito dopo il triplice fischio: corsi di italiano strutturati, percorsi di secondo livello, bilanci di competenze, collegamento diretto con aziende che cercano personale. Road To Italy® trasforma la passione e la disciplina apprese in allenamento in soft skill spendibili sul lavoro: puntualità, lavoro di squadra, capacità di rispettare ruoli e obiettivi.

In fondo, il filo è sempre lo stesso: il calcio ti mette in campo, la formazione ti mette al mondo. E quando queste due dimensioni si incastrano, il rifugiato smette di essere una figura astratta da talk show e diventa quello che è davvero: un vicino di casa, un collega, un compagno di squadra.

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