La Costa d’Avorio produce quasi il 40% del cacao mondiale. Un dato enorme. Impressionante. Dietro ci sono miliardi di euro che attraversano mercati internazionali, industrie alimentari e grandi multinazionali del cioccolato. Eppure, nelle aree rurali ivoriane dove il cacao viene raccolto ogni giorno, migliaia di famiglie continuano a vivere in condizioni estremamente fragili. Secondo diversi report internazionali, il lavoro minorile e lo sfruttamento agricolo rappresentano ancora oggi una delle grandi ombre dell’economia ivoriana.
Nelle piantagioni lontane da Abidjan moltissimi giovani crescono senza accesso stabile a istruzione, formazione e opportunità professionali. Il problema non riguarda soltanto il reddito agricolo. Riguarda soprattutto la mancanza di alternative. In molte zone interne della Costa d’Avorio il lavoro agricolo resta l’unica prospettiva possibile. Ed è proprio questa assenza di percorsi formativi a favorire povertà, marginalità e fenomeni migratori spesso irregolari. Secondo UNICEF e Organizzazione Internazionale del Lavoro migliaia di minori risultano ancora coinvolti in attività agricole pesanti o pericolose legate alla filiera del cacao.
Negli ultimi anni il governo ivoriano e diverse organizzazioni internazionali hanno cercato di rafforzare programmi scolastici e professionali destinati alle nuove generazioni. Ma il tema resta enorme. Ed è qui che il rapporto con l’Europa e con il mercato del lavoro italiano potrebbe assumere un significato differente. Sempre più aziende italiane cercano infatti personale formato in settori tecnici e professionali. Non semplice manodopera. Ma persone preparate linguisticamente e professionalmente. Una direzione che richiama anche il lavoro sviluppato da SIA Servizi e Road To Italy®, impegnati nella costruzione di percorsi che uniscono lingua italiana, formazione specialistica e inserimento lavorativo regolare, trasformando la migrazione in un’opportunità costruita attraverso competenze e stabilità reale.





